Apneicamente.

E se Fossi Benzina Vi Brucerei.

Quando Non ne Resta Più.

E che Sia Silenzio.

Pazienza e Condanna.

Non Vi Distinguo dalla Tosse che Ho.

Ma Potrei Spararvi al Meglio.

Fra Conati di Giustizia.

Sono Solo Spigoli Morali.

Ed Ottenere.

Annientando Ogni Sorta d’Estetica.

E poi Ancora Acetone.

Finché sarò Esausto di Voi.

Dove la Candeggina Non Arriva.

E Cispe di te come in una Parte di Me.

Arrampicarsi Vale la Pena?

Ti Scoppio di quella Roba Maligna.

Lascia che Finisca ciò che Merita di Farlo.

Deflagrarvi Non mi Basterebbe Mai.

E l’Intento È Punibile.

Accaparrandosi Ogni Modo d’Essere.

Ma Non ci Indurre in Tentazione.

Incatenaci.

Dacci Olezzo e Stantio.

Come se Un Solo Domani Non Potesse Bastare.

Per Ritrovarti infine Cigno a Metà.

Tra Male e Bene Esistono Parentesi.

Se poi fosse Tutto Così Mite.

Così Innegabile.

E forse Apneico Non Ti Voglio,

Dove Calzo di Osmosi.

Torcendo Poco Filo ma Buono.

Inquietandomi.

 

Veemenza.

Difficile è Il Completo.

Quasi Non ci fosse Scadenza in fondo.

E fra le Righe Non ci Trovi Mai Niente.

Ci Opponiamo Meglio dei Nostri Stessi Pollici.

Vegetando più di un Cristo in Croce,

Mi Aspetto Immortalità.

Problema È se Problema Sei.

Giusto in Tempo di Rivincita,

Crolleremo.

Fra Equinozi ed Effemeridi.

Indebolire è un Lavoro.

E come Pessimo Potrei Influenzarti.

Negli Abracadabra di una Vita,

Le Primavere Stentano e Non Incitano.

È un’Elasticità un po’ così.

Poi Tu.

In Centro a quell’Essermi Uguale.

Ci Incolliamo.

E ci Scaviamo Miniere.

Anche con Tutta questa Veemenza,

Non Potrete far si che Non Crei Cerone.

Frapporre Genera Gabole in Più.

Quando Senti solo di Essere Solo,

Smetti di Inventare un Rimedio.

E mi Cogli con la Difesa Abbassata,

Mentre Sono Rocker a Metà.

La Distruzione è qualcosa di Affascinante.

Sono i Telegiornali che Uccidono.

Nessuno Possiede lo Scudo Perfetto.

Se Vivi Davvero,

Crei Sfiducia.

Dove Ti Amo Mi Trovo Speciale.

Questo Avvenire è come un Guscio.

E come Noce Noi.

 

Rettilinermi.

Potrei Trasparire come Infesto.

Fondamentalmente Dio Divora.

L’Indifferenza Non Lascia Superstiti.

E Se ti Danno l’Ok ti Senti Tale.

Per Dare Comunque in Pasto il Meglio di te.

Se Fosse Stile me ne Accorgerei.

In un’altra Vita Continueremo ad Amarci.

Bramando lo Spessore Inedito.

Effervescente dalle Bestemmie,

Sgomito Di e Per Te.

Perché È nell’Esistenza che Ti Voglio.

E Vestito di Marcio Ti Chiedo se ci Sei.

Gli Occhi come Pesci quando Biascico Debole.

Smagare Non è che un’altra Paranoia.

E Mi Peschi con l’Amo di Chi Mi Vuole per Davvero.

Massacrando il Denso di Noi,

Tutti i Martedì Pretendono Troppo.

Dopotutto Siamo Pochi Indefessi.

E come Brace di Me.

Vi Concludo.

Desertificandovi.

Macinando Rettilinei Inermi.

Non Sprecherò più Vanità.

Nel Solaio degli Abissi.

Le Gronde Ottengono il Peggio.

Vincere Sempre Comporta Esserne all’Altezza.

Se Invece di Sparare Sentenze Vi Sparaste in Testa?

La Paura di Ricevere quello che Noi Stessi Diamo,

È Grande Più delle Pretese Stesse.

Virgola.

Ti Scrivo con la Voce della Speranza.

Per Sbollire le Giunture.

In questa Seduzione Senza Tempo,

l’Innocenza Non Dimentica.

E Sembra quasi di Perdersi per l’Ultima volta.

Con l’Anima Sazia dei Soliti Avvoltoi,

mi Tatuo d’Ironia.

Come quando mi Ricordavi gli Hibiscus.

Fai in modo che il Primo Bacio Non Finisca Mai.

Nello Specchio dei Tuoi Occhi Saturi,

Troverò la Spinta Necessaria.

Mi Condurrai dove si Avvizzisce.

Per lo Smago nel Poterti Rivedere.

Ti Affetterei di Più.

E le Mie Ulcere dai Tuoi Capelli Neri.

Di Filamenti Ondeggianti ed Assenti.

Un Punto di Vista Senza Virgole Non Funzionerà.

Tutti quegli Aloni che Ti Appartengono.

Così Enorme mi Sciolgo.

Sei Fatta di quel Nero Buio.

E Stridi Attorno a Me.

Di quando Mi Ami un po’ Strano.

Non ne Posso Più dell’Impossibilità.

Ma Potrei Sempre Lamentarmi.

Contraddire quel che Ostico Rimane.

Correre da Te.

Senza un Apparente Motivo.

Inciampare.

Contro il Vento degli Sguardi.

 

 

Per Alexia.

 

 

Testo aderente al:

“Concorso Nazionale di Poesia Chiaramonte Gulfi – Città dei Musei – Sicilia.”

Fiumenfame.

Ma il Fiume Infame, lo Ascolti o No?

Dov’è Tutto questo Grunge che Muore?

Infine Ci Sentiamo Dipendere.

Come Granchio di Paradosso.

Nel Mezzo di questo Essere Trasparenti,

I Fanti Non Concludono.

Il Mentre Spicca in più,

E Non c’è Gusto nel Poterlo Rischiare.

Si Confonde dove Non si Dovrebbe.

Nel Menù Psicosomatico,

Sono Croste che Non Sopporto.

Voglio Tutti i Ponti Promessi.

È già Opposto dal Più quando ti Rifletto.

Non Sveli Nessuno se non Me.

Sai di Confondermi in Gaudio.

Pensavano di Rubare le Acidità Nostre.

Ma le Gelosie Sprecano il Senso che Rimane.

Il Monocromo di Tutto il Variegato.

Sono Malerbe di Ogni Noi che Siamo.

I Bagliori ancora da Condividere,

Nel Convolvolo delle Idee.

Vorrei Averti a Sufficienza.

E la parte Ninja della Staticità.

Essere Pronti Abbastanza,

Non è Prontezza.

Ed Ingordo mi Nutro da Cane.

Ti Foraggio il Meglio che Ho.

Assaggio quel Gommoso che C’è.

Abbandonando l’Iconoclastia.

Sono Numeri che Non Riempiono.

Ti Guardo da Chilometri Immensi.

L’Enfasi di quando Mi ci Metto.

 

Beauty of Me.

Ed Esistono poi quelle Ossessioni Piacevoli.

Ne Scavo di Più.

Dove Sono Pronto a Dartene un po’,

Non è Mai Lunedì.

Ogni Goccia che Piove dal Mio Cielo.

Mentre Tu Farai lo Stesso,

Nelle Vele dei Tuoi Mari.

Come Te Non ce n’è.

Ed È così che Sarà Meno Inverno.

Fredda Non Sarai e Non Sarò.

Invece del Buio, Noi.

Posandoti sul Mio Piedistallo.

Dove Ti Accudirò per Sempre.

Dicendoti quello che Non Avrei Coraggio.

Di Dirti.

E poi Guardarti Ancora.

Nell’Infinito.

Come se fosse la Prima Volta.

E Perdonami gli Istanti che Sarò Insulso.

O Privo di Me.

Perché Tornerò nelle Tue Nuvole, lo Sai.

Dove ti Ho vista nell’Infanzia.

Nell’Innocenza più Assoluta.

Ora che il Tuo Viso Splende d’Immenso,

Custodirò Ogni Momento.

Allo Stremo del Tuo Primo ed Ultimo Bacio.

E Tutta la Bellezza di Me.

Per Pormi al Meglio di Chi Sono.

Ed il Suono del Tuo Sapore Sarò.

Nella Vastità.

Mi Vedi Tu come Ti Vedo Io?

 

Bisestile.

Vorrei Essere Sciabola che Pende dai Colli.

Crimini di Loro Stessi.

Come un Disegno Attempato in Balere.

E mi Appassiono ad Hobby Drastici.

Sciapo di Oceano, Non mi Vedrei.

Mi Assedio in un Tuffo a Divano.

Nelle Crepe da Decubito.

E le Fessure attorno alle Nostre Porte,

Arrugginiscono Miseri Sentori.

Vorrei Escogitarci in Luna Calante.

Come Vulcani di Nessuno.

Di Diapason Lungimiranti.

Amo se fa Male un po’.

E ci Spezziamo in Sorrisi Virili.

La Morte di un Eroe Non Costa Niente.

Ci si Spende Più di quanto ci si Può Spandere.

E Non è un Inguine Genuino.

È una Mitosi Più Mito che Sì.

Pieghiamo a Cigno come per Denigrare,

Arrivando Sempre fra i Lombi.

Le Superflue Conseguenze di quanto ce ne Sbattiamo.

E la Sopravvivenza Non Esiste.

Quando di Solare C’è Solo l’Eritema,

Sulla Cima del Fondo di Noi Stessi.

Decidemmo di Conoscere Tutta la Neve.

Ed Era Il Giorno Bisestile.

Nel Mezzo dell’Io come Lei.

Se Voi foste Meno ce la Farei di Più.

E se Torno Bambino,

poi ci Resto.