Madidome.

Ciao.

Sono Io.

Inacidisco Troppo,

Lo So.

È che Volteggiare Mi Crea Rimorso.

Nella parte dei Miei Difettosi Pregi,

Dove Mi Sciancano a Morte,

Ti Insulterei una Vita Intera.

Fra Cromosomi e Stati d’Ansia.

E nella Fauna dei Bulbi tuoi,

Non ti Svaluto Mai come si Deve.

L’Hai Resa Madida in Me.

Poi Depistami.

Smagnetizzami Ancora un po’.

E da Vetro Mi Restituisco.

Come di Labbra e di Morsi.

Invecchiare Non Comporta Somiglianza.

Ma Mangio Immenso.

Oggi Non Mi Piaci Summer-Blues.

Ho Muschio sul chi Vive.

E la Strega nelle Orbite.

Spesso ti Guardo nel tuo Stare Bene a Zero.

Stomachevole Mentre Mi Pensi.

Non Accolgo Mainstream.

Fossero Fosse,

Le Potrei Stimare a Prescindere.

Ti Abbatto così Facilmente.

In Fondo Non Sei che Suola da Karma.

E Reagire.

E Odiarsi per Non Odiarvi Abbastanza.

O Forse Vivere nello Scomfort.

E come Flebata in Me.

Non C’è Mai Vaniglia.

Seppure Meglio Audioleso che la radio,

Non mi Riesce da Gorilla.

Sembra il Cane in un Imbuto,

Mentre i tuoi Ragni Non Tessono un Muscolo.

Tutto è Immancabile d’Altronde.

Mi Sopralluogo un po’.

E Sei la Canzone Più Bella che Ho Scritto Mai.

Mi Svesto Embrionale.

Ma Non Venire in Giù,

In Questo Sporco Mondo Orco.

Mai Fragile e Prezioso come negli Istanti.

E Quanto Prima dell’Appena Dopo?

Mai che tu Fossi Disegnato Dentro.

Non Credo nell’Importanza delle Cose.

Perché Oggi ti Vedo con il Balsamo negli Occhi.

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Gravidinoia.

E C’è Silenzio che Prende Tempo.

Ci si Dedica.

Il Decapaggio di Ogni Attimo.

Quanti Umani Mi Sento?

In Fondo Non Sono Mai Veramente Estate.

Mi Infesto.

Grande e Semplice Non Esiste.

Si Scrosta come di Zelanteria.

Mietendo Oceani di Virtù.

Quando Mi Sento Frugare.

O quando Mi Spavento per Ultimo.

Dove Nulla Più.

E Se poi Mi Aspettassi,

Come si Recita nei Film?

Di Fragole e Non,

le Vetrine ne Sono Colme.

Il Mio Vuoto non È a Rendere.

E Niente Amo come Amo Te.

Di Co2 Gonfio.

E Non Me la Sento.

Di Lasciarla Andare.

Lo Scopo è Centrifugare nella Testa.

Indebolire.

Mentre Voi Siete la gente,

Io mi Astengo.

Rimango Astemio.

E Svengo nel Non Penso.

Lamentare è Rimediare da Infante.

Come Se il Sale Potesse Uccidere la Sete che Non Merita.

La Fase R.E.M è Più Nociva delle loro radio-pop songs.

E le Stagioni Piromani.

Mi Accontenterei di Nuovo.

Se Solo Potessi Trattenerne un po’.

Di un Abbondare Superfluo.

Si è Troppo Squali per questi Pochi Denti.

Si sa Perfettamente Perfezionare la Perfezione.

Truci Venerdì Gravidi di Noia.

Esegesi.

Ermetici Verso la Gloria Fine a Se Stessa.

E Siete Già Morti da Morire.

L’Arancio È Nuova Negrità.

Subire poi l’Aspettando e Tutti i Suoi Ormai.

Non Esiste Fair-Play in Questo Mettersi in Gioco.

Piomba e Schiavizza.

Credermi Così Blasfemo Non Nuoce.

Ciospo Lungometraggio di Anni Luce.

Mi Incapacita.

E Fiaccamente Preme.

Nel Biliardo di Questa Esistenza,

Non Ti Penso Mai come alle Buche.

Ed è Qui Dove Novello Starò.

Dove C’è Privazione e Decubito.

Aspetto un Vento Meno Vigliacco e Trasparente.

Mentre Impreco di Inerzia.

Ci Confabulo.

Inebetire il Genio Crea Sconforto.

Se Me ne Deprivo.

Sono Chilometri Quadrati di Chi ti Credi di Essere.

E Scavami e Trovami Due Metri Sotto Terra.

In un Giorno Oltre.

È Forse Lì che Dominerò.

Catabolizzandomi.

Mi Cicatrizzo nella Testa di Chi Non Vuole Sentire.

In Questa Necessità di Conquistare Ogni Cosa.

Dove ci si Spaccia per Titani.

Non ci si Integra Infine.

E Come Stanco,

Un Dio Zerbino sulla soglia d’Uscita,

Non Può che Raccogliere ed Obliare.

Empatopia.

In Questo Basso così Profondo,

Dove Non Saremo Mai,

Alteriamo.

Siccome Siamo nella Leggenda,

Come Avvolti da Epicità,

Ci Si Strugge.

E Vivrò Ovunque Tu Sia.

Imperscrutabile Dove Pleonastico.

Ti Ubico dell’Altro po’.

Quando Mi Vedo Palta ma Non Troppo.

Nella Valle dei Pus Non Mi Sembra di Captarvi Mai.

E Tutta Questa Indole Pessima.

Per Rimettermi in Auge.

Manifestandomi in Qualcosa che Appena Pare.

Di Così Inutile.

Quando Mi Lasci Più Erudito.

Nonché Più Sordo di Me Stesso.

Adesso Dovrei Appendere Ogni Pensiero.

Ogni Calcolo ed Ogni Sconfitta.

Empatia È Utopia.

Ed in Fondo ti Presto le Mie Chimere.

Nel Mezzo di Tutta Questa Kafkianità,

Gli Erpeti Non si Stancano da Soli.

Solo quando Smettono di Cagliare,

Puoi Reputarti Obsoleto.

Si Smette Subito di Fruttare Unicorni.

Come Profili Austeri.

E Se Rinvigorire Fosse una Colpa,

Potrei Espletare Orsaggine Assoluta.

Carogna del Nulla.

In un Passo Inerme.

Melogrunge.

Mi si Ingegna poi quel Nervo,

da Ascensore in Caso di Incendio.

Nessuno Prova Amore Gay per Dio.

Ne Vettovagliamento.

Come i tuoi Insufficienti Letarghi.

Fra i Larici del Noi.

E Scavezzare il Collo.

Per l’Immortalità Infranta.

Lisergica Dove Sei.

Ti Trovo Colpevole nei miei Boschi.

Ed in quel Fuzz Vecchio Stile.

Resterà.

Come fra Sei Corde Misere.

Di Occhi un po’ Pesanti.

In un Rock 4/4 da Due Soldi.

Mentre lo Imploro Ancora.

Senza un Apparente Carisma.

E C’è un Altro Giuda alla Porta.

Non Esiste Arido che ti Sopravviva.

La Curiosità li Ha Uccisi Tutti.

 

 

Bisestile.

Vorrei Essere Sciabola che Pende dai Colli.

Crimini di Loro Stessi.

Come un Disegno Attempato in Balere.

E mi Appassiono ad Hobby Drastici.

Sciapo di Oceano, Non mi Vedrei.

Mi Assedio in un Tuffo a Divano.

Nelle Crepe da Decubito.

E le Fessure attorno alle Nostre Porte,

Arrugginiscono Miseri Sentori.

Vorrei Escogitarci in Luna Calante.

Come Vulcani di Nessuno.

Di Diapason Lungimiranti.

Amo se fa Male un po’.

E ci Spezziamo in Sorrisi Virili.

La Morte di un Eroe Non Costa Niente.

Ci si Spende Più di quanto ci si Può Spandere.

E Non è un Inguine Genuino.

È una Mitosi Più Mito che Sì.

Pieghiamo a Cigno come per Denigrare,

Arrivando Sempre fra i Lombi.

Le Superflue Conseguenze di quanto ce ne Sbattiamo.

E la Sopravvivenza Non Esiste.

Quando di Solare C’è Solo l’Eritema,

Sulla Cima del Fondo di Noi Stessi.

Decidemmo di Conoscere Tutta la Neve.

Ed Era Il Giorno Bisestile.

Nel Mezzo dell’Io come Lei.

Se Voi foste Meno ce la Farei di Più.

E se Torno Bambino,

poi ci Resto.

 

Zenzero.

E Non poteva Non Esserci una X.

Nell’Incognita più Preziosa.

Potrei Richiamare Tutto quello che Sono,

Vedendoti con il Mare negli Occhi.

Sono Redivivo, lo so.

Ma Ancora una volta Ti Scriverò.

Nella Beatitudine.

In Ogni Cielo che Sei,

Mi Sono Sentito Brezza per un Istante.

E ti Abbraccio di Più di quanto Posso realmente Fare.

Come se fosse Miele,

Non ci Sto Dentro.

Sei.

Ed Io Arriverò con Flanella d’Istinto.

Come Potrei Fare altrimenti?

Di Quelle Parole avrò Sempre Appetito, lo Sai.

E nel Rischio che C’è,

Prova a Saltare.

Ti Prenderò al Volo, Vedrai.

Ma forse Capisci quanto Muoio Vivendo di Più.

E se Pensi, Scoppi.

Mi Sbriciolo nelle Mani.

Volere Essere Ciechi Non Basterà Mai.

Sono Radici Veloci.

È lo Zenzero.

Fra Tutte le Vitamine,

Richiede la Elle.

Non Lasciarmi come Carente nell’Indaco.

Per una Stagione Smisurata,

Ho Esplorato Tutto il Desiderare.

Trovandoti Perpetua.

E su Ponti Interrotti,

Ti Vestirò come la Prima Volta.

Mi Mancherà Sempre la Pioggia dell’Arrivederci.

Gli Sguardi Non si Dimenticano.

 

Per A.