Bulbo.

Specchio per Allodole Discutibili.

Di Tutti i Bpm che Hai.

Tergiverso nelle Tue Matematiche.

E il Cadavere del Fiume da Superlavoro.

Vorrei Sempre Averti qui quando Piove Male.

Per quanto di Raro ci possa Essere.

Noi invece Non avremo Nulla fra le Mani.

Nessuna Goccia Bagna più di Te oramai.

Ma Resta il Gelo.

Porta il Tuo odore Ovunque Io sia.

Riciclandomi un po’ così.

Con quel Sorriso d’Anima che Sentivo Mio.

Nelle strade Buie e Senza uscita.

Aspettami un attimo.

C’è qualcosa che mi Prude e mi Sfugge.

Il Corpo, è Solo un’Illusione per i Sensi.

E Non credere alle Novità.

Perché i Marciapiedi sono Bugiardi a volte.

Conducono in Malo Modo.

Il Bianco e Nero delle Tue Sfumature Fragili.

Strapiombano di Dubbi Atroci.

Condividi ogni Debolezza e Pudore.

Tutti i Tremori.

Poi si Ritorna ad essere Estranei.

Ma Io mi Ricordo di Te.

Perché in mezzo a Tutto, ci Sei Stata.

In Labirinti Capillari.

Come Pensieri.

Risorgono.

Dopo Giorni di Malessere.

Disidrati ogni Movimento.

E gli Scompensi del Disdicevole.

Arrovellano nei Nostri Vecchi appunti.

Scovando i Bulbi che più Stentano.

Dividendo le Cartilagini Gracili.

Ti Comprimo.

D’Aria Molle.

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