Amamimale.

Ed è la Fame quella che Imploro.

Strascicata.

Dai Raggianti anni Novanta.

Consumata fra Languori.

I rimbalzi dei Tuoi flipper Emotivi.

Sbiadiscono in Tilt nevralgici.

Dove Eri in prevalenza Neon.

Miglia e miglia da Walkman.

Fiumi di piranha su di Me.

Finché Non avrò che onde Miserabili.

Per Disobbedire alle Dighe fatte.

Ti Perdi il Meglio dei Miei occhi.

Del Nostro accarezzare l’Infesto.

In Tutto quel com’è che Non sai,

Potresti di nuovo Amarmi Male.

Perché di Sherlock, Tu ne hai Poco.

Tutta questa Lentaggine ci Distruggerà.

E sarà come l’Ultima goccia del Noi.

Avvolgimi Umile se vuoi.

Di ragnatele e Nervi Saldi.

Per ogni Herpes Degno.

Digerendo come mi Sentivo.

Al cospetto di quanto sia Folle.

Non mi Accontento più dello Zero che mi dai.

Piombami di Vanità Ermetica.

Ed è così che ti Candeggio.

Rimanendo nello Stoicismo.

L’Apatia Non ha Fine.

 

 

 

 

 

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