Sognicidio.

Tre, Due, Uno, Libera.

E.

Libera.

E.

Liberatomi infine.

Restano comunque Solchi.

Percorsi e Rimorsi.

Il Resoconto pende Troppo gentile.

Perché forse Non ha Ingranato.

Ma sai cos’è?

È che Non lo sopporto.

Lo vedi questo?

Si chiama Neanche Morto.

E fare Schifo è già fare qualcosa.

Basta Esprimersi per colui che si è.

Sei quello da Cielo di Marzo negli Occhi.

Prendi Me e il mio essere Svampito.

In un fascio di Nervi lungo una Vita.

Senza più Unghie da Anti-Stress.

Hai Mangiato le mie Ali d’Infanzia.

Ed è per questo che Non ho Mai voluto conoscerti.

Come Luce chiedi il mio Perdono.

Ma sono Ancora qui contrariamente a Te.

Ho titubato Troppo.

Perciò sarò come Frusta.

Così Tanti Uncini per così Pochi Capitani.

Sei il ferro Freddo del Mio stirare in Malo Modo.

Ero quell’impegno Facile da Accantonare.

Degli Odori che Sentivo all’asilo.

Se Non fossi toppa Peggiore del Buco creatosi.

Ti Rammenderei.

Come Croce del Mio punto Infeltrito.

Di Emozioni Sgualcite.

Nel passato Masticato un po’ così.

Genitorialità.

Ora del Decesso.

Otto e zero sette.

 

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