Predatore.

Anche se privato del sonno non rinuncio alle fasi R.E.M né ai marciapiedi dei lampioni di lune elettriche e di matrici la superficie di calpestii di vita e morte concatenati partoriscono incontri di mercati e fiere di persone uguali ma diverse biciclette dell’esercito le quali non girano di borse per la spesa saturate a grassi da imballaggi da riciclare e ammaccate di frutta in retine all’ingrosso per comodità di ibernare vegetali mondati e lavati per friggere noi stessi nell’extravergine castità delle olive private del legnoso cuore d’amore per la salute del brindisi di qualunque anno nuovo sia arrivato e dominato da costellazioni di astrologia spiccia su giornali politicamente indirizzati agli oroscopi e ai titoli investiti ad emozioni teleguidate mascherate per vere e sincere prese di posizione nella gerarchia della vita umana o meno di quello che si pensa quando si lavora male di voglia e di pensiero costante come l’autostrada in cerca di un autogrill per salvare quello che resta di una fame di chilometri di fumo e gallerie e ricalcoli di tragitti che parevano giusti di ragionamento ma non di satellite come l’occhio geloso della sua parte voluta a dispetto della bocca piena di quella fame e fumo di motori sempre accesi nei parcheggi delle vie pubbliche come la sagome nelle camere di mezzanotte giovane e adolescente make-up di feste e carnevali identici ai denti di montagne limitanti e vicine manovre di evasione religiosa Giuda me e suda te per l’eccesivo movimento intestinale bancario danzereccio di scie catarifrangenti sugli asfalti di milioni di città fantasma di qualcosa o perlomeno qualcuno che probabilmente non possiamo essere ascoltati e respinti i dubbi e la malavoglia malavita malafede malattia ancora una volta inventata da case farmaceutiche pillole da discoteca seguendo elettro-musiche noiose stagioni solitamente simili tra loro i pomeriggi domenicali tutti uguali i programmi da zappare fra loro e l’orto sotto casa le solite automobili e semafori strisce bianche gialle pedonali passaggi alberati debitamente potati dal comune buonsenso di disagio caro del mio tu e il rammarico caro del mio tu e la stanchezza tu e nostalgia caro tu caro come il fuoco amico alle spalle fin troppo larghe per l’effettivo peso dei problemi grassi carboidrati proteine fibre di vetri di sabbie morte e cotte le mele nei forni degli anni ottanta voglia di ricominciare spesso un viaggio trentennale omologato alla massa muscolare che non cresce mai e poi mai più rinuncerò a quelle che saranno le nuove e fiammanti fasi le quali i miei bulbi conoscono come R.E.M e mai e poi mai più riuscirete a privarmi e privatizzarmi il momento conosciuto con il nome di sonno.

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