Scrigno.

Ma dai, quante volte hai stabilito lo scontro che provavo per te?

Un numero ancora nel pozzo.

La matematica è una dottrina troppo infausta per poterlo ragionare.

Non puoi sfottere gli sguardi languidi.

Una sordità solo nostra.

È stato bello con qualche livido in più.

La tua morbidezza spigolosa.

Non è mai “purtroppo” per te.

La seconda faccenda fra le righe.

Rimane indifferente.

E stagiona.

Non assomigli al lavoro.

Sei la Dea dei semafori lenti.

Abbatti ogni Darwinismo.

Contorcendo l’ingorgo.

Mi chiudo a scrigno.

Ed è l’Apocalisse.

Estremità comprese.

Mentre ti facevo da bersaglio.

Mi sentivo comunque idoneo.

O perlomeno, boia di qualcosa.

Non dimentichi come si fanno le ragnatele.

È che dopo il pomeriggio, non ne hai più voglia.

Ho dovuto eclissarti.

Fra altalene e rimbalzi.

Sintetizzo il pirata in me.

 

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