Pensiero III.

E per un giorno, mi rasai la testa.

Cercandoti invano fra i capelli. Smagriti e decolorati. Sentivo il tuo prurito travolgermi.

Come aghi su di me.

La presenza che ti appartiene, si faceva solo sentire. Tutti questi mesi sospesi. Non la riuscivo ad inquadrare. Era insolitamente imprecisa. E mi sentivo storto.

Sviluppavo una certa banale mania.

Ma sapevo che era finita.

I tuoi occhi lo urlavano. Per tutti i giorni dove mi stavi alla larga. Perché la mattina, non c’eri più. Ed ero solo io. Mangiavo stupore a colazione. E piangevo, per quello che era ormai il nulla.

Perché i ricordi prima o poi si sovrastano.

Creano delle scale troppo difficili.

La gente non ne ha voglia, e prende scorciatoie intime. Costruiamo muri che sbilanciano.

Essere uguali, non porta a niente di nuovo.

La gelosia, rimane il killer più infallibile. Mentre gli errori, contengono una forma di ricchezza.

Per chiedermi dove ho fallito.

Quando io sono ciò che non ho.

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