Strega.

Dio ti cede all’adipe.

Dio ti cede al naso che cola.

Ti cede al singhiozzo.

E all’incoerenza.

Parlami rauca, come piace a me.

Adoravo quando eri rude.

Esci e fluisci.

Apriamoci in modo rinnovato.

Ti abbandono più volentieri del previsto.

Mentre sbottono le ultime parole.

Hai qualcosa che mi ricorda l’estate.

Non sei più la strega di una volta.

È questo che mi fa divertire con costanza.

Immaginarti qualcun’altro.

Per scoprire che il cielo è ancora tale.

E se ne frega di noi.

Di quanto siamo sporchi e stanchi.

Con lo stomaco sempre impegnato.

I lunedì che ci uccidono un po’.

I sogni con le pubblicità.

Siamo l’alternativa che non piace mai.

Forse fascisti di noi stessi.

Stufi e crudi.

Comunque indelebili.

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