Midollo.

Mi inchino dinnanzi alla tua mutevolezza. Come potrei fare altro? Non ne ho bisogno, e mi spingono al di la di noi.

Cerco il modo più infantile per farlo. Non mi pettino mai con gusto. Forse per questo, mi sento sempre adolescente. Perché posso farlo con destrezza.

Se ti si scioglie, mi viene dolce aspettarti. Avviciniamoci questo mite inverno. Resta il fatto che quello più fragile, sono sempre io. E ti intravvedo nella nebbia. Albeggia così, il sentimento più puro mai visto.

Ci si indora.

Rispecchio me stesso e chi vorrei essere, nella linea delle tue labbra. Ho bisogno di quella tua debolezza. In un mondo fatto di immagini, se ti cerco non ti vedo ancora.

Aspetto fino al midollo.

Abitami, e ancora scavami.

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